Messalino di Venerdì 7 Aprile

Messalino di Venerdì 7 Aprile

Dal libro del profeta Geremia (20,10-13)

Sentivo la calunnia di molti: «Terrore all’intorno! Denunciàtelo! Sì, lo denunceremo». Tutti i miei amici aspettavano la mia caduta: «Forse si lascerà trarre in inganno, così noi prevarremo su di lui, ci prenderemo la nostra vendetta».
Ma il Signore è al mio fianco come un prode valoroso, per questo i miei persecutori vacilleranno e non potranno prevalere; arrossiranno perché non avranno successo, sarà una vergogna eterna e incancellabile.
Signore degli eserciti, che provi il giusto, che vedi il cuore e la mente, possa io vedere la tua vendetta su di loro, poiché a te ho affidato la mia causa!
Cantate inni al Signore, lodate il Signore, perché ha liberato la vita del povero dalle mani dei malfattori.

* Gli amici del profeta dovevano essere coloro che lo avvicinavano in maniera amichevole, mascherando così le vere intenzioni di spiare il suo stato d’animo e poterlo colpire. Geremia esprime un atto di fiducia. Jahvè è con lui e questo è il motivo sicuro della sua vittoria.

 

Salmo Responsoriale (daL Sal 17)
Nell’angoscia t’invoco: salvami, Signore.

Ti amo, Signore, mia forza,
Signore, mia roccia,
mia fortezza, mio liberatore.

Mio Dio, mia rupe, in cui mi rifugio;
mio scudo, mia potente salvezza e mio baluardo.
Invoco il Signore, degno di lode,
e sarò salvato dai miei nemici.

Mi circondavano flutti di morte,
mi travolgevano torrenti infernali;
già mi avvolgevano i lacci degli ínferi,
già mi stringevano agguati mortali.

Nell’angoscia invocai il Signore,
nell’angoscia gridai al mio Dio:
dal suo tempio ascoltò la mia voce,
a lui, ai suoi orecchi, giunse il mio grido.

 

Canto al Vangelo (Gv 6,63.68)
Lode e onore a te, Signore Gesù! Le tue parole, Signore, sono spirito e vita; tu hai parole di vita eterna. Lode e onore a te...

Dal Vangelo secondo Giovanni (10,31-42)

In quel tempo, i Giudei raccolsero delle pietre per lapidare Gesù. Gesù disse loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?». Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio».
Disse loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: “Io ho detto: voi siete dèi”? Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio – e la Scrittura non può essere annullata –, a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: “Tu bestemmi”, perché ho detto: “Sono Figlio di Dio”? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre». Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani.
Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase. Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». E in quel luogo molti credettero in lui.

* I Giudei comprendono bene le parole di Gesù, ma le respingono come una bestemmia e si accingono a lapidarlo. Ma l’ascendente e il fascino della personalità di Gesù devono essere state imponenti, per cui le pietre restarono nelle mani dei Giudei.

 

Spunti di Riflessione

Il segreto di un’inalterabile pace
Il profeta Geremia si era lamentato amaramente: Perché il mio dolore è continuo, e la mia piaga è incurabile, ribelle alle cure? Dio non gli promette la guarigione: la sofferenza rimarrà, come una «scheggia» conficcata nella carne. Dio dà al suo profeta una risposta analoga a quella che riceverà l’Apostolo San Paolo. Paolo aveva pregato tre volte per essere liberato da una penosa sofferenza; il Signore gli rispose: «Ti basta la mia grazia: perché la mia potenza trionfa nella debolezza» (2Cor 12,7-9). La vocazione profetica gli viene rinnovata e confermata. La croce che pesava duramente sulle spalle di Geremia e che egli era pronto a buttar lontano da sé, gli viene di nuovo imposta, ed egli l’accetta. Comprende, alla luce della risposta divina, che una vita tutta tessuta di sofferenze, è la sua vera vita, perché lo obbliga a vivere in un’intimità stretta e continua con il suo Dio.

Alle sorgenti
«Il Padre è in me, e io nel Padre». Dall’unità di operazione con il Padre bisogna chiaramente dedurre l’unità di essenza, il fatto cioè che egli è una sola cosa con il Padre sicché l’uno è nell’altro.
Gesù non ritratta nulla. Egli si sottrae a un nuovo attentato dei Giudei. Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano. Dopo l’affermazione della sua divinità, Gesù cala nel silenzio, nel nascondimento, sfugge. Gesù va a rifarsi ai luoghi dell’inizio, ai ricordi del primo tempo, il tempo più bello. Sono le cosiddette ore verginali, le ore delle primizie, le ore prime, le ore dell’inizio. Il tempo dell’incontro con Gesù... e si riprende animo. L’anima si ricarica di luce nuova. C’è bisogno, si sente l’esigenza di ritornare alle sorgenti.

 

La Parola per me, Oggi

Perché tanta gente conduce un genere di vita che qualcuno chiama di “tranquilla disperazione”? Non è forse perché si è allontanata dai principi fondamentali della fede, che dovrebbero essere per noi come corsi d’acqua in un luogo arido, come l’ombra di una grande roccia in una terra desolata?

 

La Parola si fa Preghiera

Signore Gesù, aiutami a vivere presente a te che sei l’eterno presente e fa’ che in ogni istante io colga i segni della tua tenerezza e te ne dia lode.

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